mercoledì 27 luglio 2016

Le fiabe sulla sessualità (di L.Salvai)


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La nostra vita è caratterizzata da una naturale attrazione verso le storie ed è essa stessa una storia, diversa da tutte le altre. Fin da piccoli apprezziamo il valore semantico della narrazione, pensiamo ad esempio a quando eravamo bambini e chiedevamo agli adulti di raccontarci una favola prima di andare a dormire. Noi tutti usiamo continuamente la narrazione per raccontare, raccontarci,



apprendere dagli altri e dalle loro storie. Ogni giorno costruiamo insieme racconti e trame e sentiamo il bisogno di condividere le nostre esperienze con qualcuno, di arricchire i nostri racconti attraverso lo sguardo di un altro, sia esso un famigliare, un collega, un partner, un amico.
Io stessa, come professionista, uso il metodo narrativo per parlare di sessualità con le persone, perché é importante usare le storie per educare. Le storie emozionano, mentre il passaggio di informazioni non è sufficiente per apprendere (spesso, infatti, non si fa quello che si sa).
A volte, però, le persone ci raccontano delle fiabe distorte, per perseguire scopi non sempre positivi, sfruttando l’ignoranza come “non conoscenza” delle persone, manipolando teorie scientifiche, concetti psicologici ed etici per scopi ideologici o di potere. La manipolazione dell’informazione non è certo cosa nuova, esisteva ancora prima che esistessero i mezzi di comunicazione odierni. Per rimanere nell’attualità, pensiamo, invece, ad esempio, a come alcune notizie di cronaca vengano pilotate o poste in evidenza per avvallare determinate linee di pensiero (es.marketing politico).
È quello che è successo con la creazione di quelle che chiamerò, simbolicamente, “le fiabe sul gender”, che sfruttano la paura delle persone per supportare ideologie e stereotipi culturali negativi.
Le fiabe hanno solitamente uno scopo formativo e di crescita e rappresentano le diverse fasi e sfide della vita. In passato erano rivolte agli adulti e solo successivamente anche ai bambini. Sono utili per non farli sentire soli nelle loro difficoltà evolutive. Le fiabe della tradizione utilizzano di solito personaggi fantastici come fate, orchi, streghe e giganti e presentano un mondo fatto di bene e di male, di buoni e di cattivi. In genere hanno un lieto fine.
Anche “le fiabe sul gender” (ricordo, un termine che non esiste e uso solo per semplificare lo sviluppo di questa riflessione) raccontano le gesta di personaggi fantastici e inesistenti (es.presunti formatori traumatizzanti e persuasori “omosessualizzanti” nocivi per la crescita sana dei minori); sono rivolte prevalentemente agli adulti, facendo leva, però, sul loro senso protettivo verso i più piccoli. Queste fiabe presentano ciò che è bene (ad esempio, le linee guida dell’OMS per l’educazione sessuale, che vedremo nello specifico a breve) come male e i “buoni” diventano “cattivi”. Le “fiabe sul gender” non hanno un lieto fine: portano al mantenimento di stereotipi culturali negativi e relative conseguenze,  al boicottaggio educativo,  e impediscono un’evoluzione verso una cultura del rispetto della variabilità umana.
Tornando agli “Standard per l’educazione sessuale in Europa” dell’OMS da poco citati, cerchiamo di capirne gli scopi principali. Secondo l’OMS l’educazione sessuale è vista sotto la prospettiva dei diritti umani: le persone hanno il diritto di conoscere la sessualità e il diritto all’autodeterminazione nelle questioni legate alla sessualità. Per questi motivi è importante che l’educazione sessuale abbia inizio in età precoce. Spesso quando pensiamo all’educazione sessuale, pensiamo erroneamente alla sessualità adulta e questo ci spaventa, ma uno dei principi cardine dell’educazione sessuale è che questa deve essere svolta sempre tenendo conto dello stadio di sviluppo fisico ed emotivo della persona. Quindi, con i bambini, ogni argomento verrà trattato nel modo più adeguato alla loro età. Ciascun argomento proposto dall’OMS nelle sue linee guida, verrà affrontato gradualmente e rivisitato e approfondito nel corso degli anni, tenendo conto di questo aspetto importante.
Ci sono dei grandi vantaggi nell’inizio precoce dell’educazione alla sessualità e all’affettività: i bambini e le bambine affrontano questi argomenti in modo spontaneo e semplice, quando sono piccoli, e se avranno già familiarità con essi troveranno minori difficoltà ad affrontarli al momento della pubertà, tappa evolutiva più complessa dal punto di vista psicologico e relazionale.
Il documento dell’OMS non è stato letto da molti, benché sia disponibile online e facilmente reperibile, primo perché si rivolge agli “addetti ai lavori” e di conseguenza utilizza un linguaggio tecnico e non divulgativo, e poi perché è molto lungo. Per questo motivo i genitori si sono perlopiù affidati alle spiegazioni riassuntive degli standard, trovate sul web o date durante eventi pubblici organizzati sul tema. La fonte delle informazioni è importante per determinare se quanto si legge o sente di un argomento è attendibile e realistico, ma non è sempre facile distinguere tra le varie spiegazioni che circolano online e offline.
Per questo, come sessuologa, occupandomi anche di educazione alla sessualità e all’affettività, sento il dovere di offrire un punto di vista scientifico a questa questione, per evitare confusione ed allarmismi e conseguente evitamento dell’esposizione dei minori a quello che è un importante percorso di apprendimento utile ad una crescita personale e relazionale sana.
Come sono strutturati gli Standard promossi dall’OMS? Nel documento sono presenti una serie di schede, divise per età. Poiché tali schede sono state spesso decontestualizzate, estrapolandone i contenuti e privandole dei titoli per poi utilizzarle a prova della loro assoluta “depravazione”, innanzitutto per comprenderle bene è necessario contestualizzare. Per farlo non bisogna trascurare il titolo di ogni colonna. Senza il titolo non possiamo capire i contenuti, e questi possono essere interpretati, appunto, in maniera fuorviante.

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