mercoledì 27 luglio 2016

Educazione sessuale: sessualità infantile e pubertà Posted by Dott.ssa Alessia Fistola

Educazione sessuale: sessualità infantile e pubertà 

Posted by Dott.ssa Alessia Fistola





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Educazione sessuale: perché è così importante parlare di sessualità ai figli.

Quando si parla di educazione sessuale ai bambini e agli adolescenti, gli adulti storcono sempre un po’ il naso, preoccupati che questo possa incentivare un avvicinamento precoce al sesso, procurare traumi e offendere la loro innocenza.
Ci si preoccupa sempre che sia troppo presto per parlare di sessualità ai bambini, ma i dati indicano tutt’altro: oggi sono sempre più i ragazzini che entrano in contatto con immagini e video pornografici, facilitati dall’accesso a internet tramite pc e smartphone.

Educazione sessuale per bambini: di cosa si tratta?

Educazione sessuale non vuol dire solo scoperta dei genitali, ma è anche educazione alla fisiologia del nostro corpo, riflessione sull’importanza del rispetto per il corpo altrui ed educazione agli affetti e ai sentimenti.
Un percorso di educazione sessuale svolto già dalla scuola primaria, consente ai bambini di poter avere tutte le informazioni necessarie e adeguate in base al loro livello di sviluppo. Un adolescente che abbia già avuto modo di confrontarsi con i propri genitori su cosa sia il sesso e i rischi di un’attività sessuale precoce, ha meno possibilità di ritrovarsi in situazioni spiacevoli.
Per questo motivo, prima si instaura con i bambini un dialogo sull’amore e la corporeità, prima si previene la possibilità che possa cercare fuori delle risposte ai propri dubbi. Purtroppo oggi molte di queste curiosità vengono soddisfatte attraverso la ricerca su internet, finendo spesso con il visualizzare contenuti su siti pornografici dove, senza nessun controllo, chiunque può accedere a filmati spinti.
Il forte rischio di questo fenomeno, che si sta diffondendo a macchia d’olio, è che i bambini e gli adolescenti crescano con l’idea di una sessualità violenta e pornografica, dove la donna è puro oggetto di piacere che deve sottostare ai bisogni dell’uomo.
Qualunque genitore che ritenga eccessiva e fuori luogo l’educazione sessuale nelle scuole, dovrà pertanto riconsiderare la sua opinione considerando che oggi molti bambini a 10-11 anni hanno già visualizzato materiale pornografico on line, esponendosi al rischio di serie e gravi traumatizzazioni.
Ne parla bene anche lo psicoterapeuta Alberto Pellai, nel suo manuale Tutto troppo presto. L’educazione sessuale dei nostri figli nell’era di internet, che vi consiglio assolutamente di leggere per avere un quadro reale della situazione attuale.

La sessualità infantile

I bambini sin dalla nascita sono esseri sessuati e prendono presto contatto con i loro genitali. Quante volte ti è capitato di osservare il tuo bambino toccarsi le parti intime, mentre gli cambiavi il pannolino? E’ del tutto normale, fa parte della comune esplorazione del proprio corpo. Vediamo adesso come cambia la sessualità infantile con la crescita fino all’arrivo della pubertà:
  • 2/3 anni: i bambini entrano nella cosiddetta fase genitale, periodo in cui compare il gioco genitale. Il bambino inizia l’auto-stimolazione e l’esplorazione dei propri genitali, con lo scopo di calmarsi e procurarsi delle sensazioni piacevoli. La masturbazione infantile non va in alcun modo repressa, in quanto la sua funzione è quella di migliorare la conoscenza del proprio corpo. Al contrario punire il bambino produrrà solo senso di colpa e vergogna, portando a  maturare l’idea che la sessualità sia qualcosa di pericoloso e riprovevole. In questa fase iniziano anche le prime domande agli adulti. Spesso i genitori si trovano impreparati ed evitano di parlare di sessualità. I bambini stanno gettando le basi per la costruzione della loro identità e imparano la differenza tra maschi e femmine, processo fondamentale per la costruzione dell’identità di genere.
  • 4/6 anni: si acquisiscono le norme sociali, imparano che l’intimità è qualcosa di privato e che non è corretto spogliarsi in pubblico. E’ sempre in questa fase che compare il “gioco del dottore“: i bambini sono curiosi di conoscere il corpo dei loro amichetti, anche di sesso opposto, ma capiscono che è un gioco che va fatto di nascosto perché gli adulti non approverebbero. Inizia anche il periodo delle parolacce e delle barzellette spinte. A scuola si confrontano con i coetanei per ottenere le risposte che spesso non hanno dagli adulti. Acquisiscono anche i ruoli di genere, comprendendo i comportamenti tipici dell’essere maschio e dell’essere femmina.
  • 7 /9 anni: i bambini a quest’età iniziano a sviluppare imbarazzo e vergogna per i propri genitali e diminuiscono le loro domande sul sesso ai  genitori e agli adulti, intuendo che in pubblico non si può parlare di questi argomenti. Quando sono in gruppo sono spinti dal desiderio di dimostrare di essere esperti sul mondo degli adulti e quindi sul sesso. Di frequente parleranno di sesso utilizzando termini impropri o raccontando aneddoti ascoltati da altri più grandi.
Leggi anche: Come nascono i bambini? La gravidanza spiegata a tuo figlio

Adolescenza e sessualità: lo sviluppo puberale

Dai 10 anni in poi inizia lo sviluppo puberale, in tempi variabili da soggetto a soggetto.
  • 10/11 anni: si entra nella pre-pubertà. Iniziano i primi cambiamenti a livello fisico, aumenta il forte interesse per la sessualità degli adulti e si cercano informazioni attraverso internet, con gli smartphone e il computer. Avvengono anche i primi approcci con il sesso opposto, ma in modo molto velato e ingenuo, come tenersi per mano insieme.
  • 12-13 anni: in questo lasso di tempo generalmente si entra a pieno nella pubertà. Avviene la maturità sessuale, determinata per i maschietti dalla prima eiaculazione e per le femminucce dalla prima mestruazione (menarca). Si sviluppa un’immagine di sè sessualizzata e questo provoca generalmente forte imbarazzo e timore di non essere all’altezza. Sono frequenti i paragoni e confronti con i coetanei rispetto alla propria altezza o allo sviluppo delle proprie forme. Si definisce l’orientamento sessuale (attrazione sessuale verso l’altro) ed aumenta la masturbazione. E’ questa la fase in cui compaiono le prime cotte e i primi innamoramenti, che portano ad una prima intimità tra gli adolescenti, fatta di baci e carezze.
Pensare di tenere i figli all’oscuro di tutto questo, soprattutto tenendo conto dei cambiamenti fisici che dovranno affrontare durante la pubertà, è pura utopia. Per questo, per una buona e corretta prevenzione, è necessario stabilire un rapporto di fiducia sin da piccoli, dando ai propri figli la certezza di essere presenti e disponibili per soddisfare ogni curiosità.


Le fiabe sulla sessualità (di L.Salvai)


ome / (...) / Le fiabe sulla sessualità (di L.Salvai)
La nostra vita è caratterizzata da una naturale attrazione verso le storie ed è essa stessa una storia, diversa da tutte le altre. Fin da piccoli apprezziamo il valore semantico della narrazione, pensiamo ad esempio a quando eravamo bambini e chiedevamo agli adulti di raccontarci una favola prima di andare a dormire. Noi tutti usiamo continuamente la narrazione per raccontare, raccontarci,



apprendere dagli altri e dalle loro storie. Ogni giorno costruiamo insieme racconti e trame e sentiamo il bisogno di condividere le nostre esperienze con qualcuno, di arricchire i nostri racconti attraverso lo sguardo di un altro, sia esso un famigliare, un collega, un partner, un amico.
Io stessa, come professionista, uso il metodo narrativo per parlare di sessualità con le persone, perché é importante usare le storie per educare. Le storie emozionano, mentre il passaggio di informazioni non è sufficiente per apprendere (spesso, infatti, non si fa quello che si sa).
A volte, però, le persone ci raccontano delle fiabe distorte, per perseguire scopi non sempre positivi, sfruttando l’ignoranza come “non conoscenza” delle persone, manipolando teorie scientifiche, concetti psicologici ed etici per scopi ideologici o di potere. La manipolazione dell’informazione non è certo cosa nuova, esisteva ancora prima che esistessero i mezzi di comunicazione odierni. Per rimanere nell’attualità, pensiamo, invece, ad esempio, a come alcune notizie di cronaca vengano pilotate o poste in evidenza per avvallare determinate linee di pensiero (es.marketing politico).
È quello che è successo con la creazione di quelle che chiamerò, simbolicamente, “le fiabe sul gender”, che sfruttano la paura delle persone per supportare ideologie e stereotipi culturali negativi.
Le fiabe hanno solitamente uno scopo formativo e di crescita e rappresentano le diverse fasi e sfide della vita. In passato erano rivolte agli adulti e solo successivamente anche ai bambini. Sono utili per non farli sentire soli nelle loro difficoltà evolutive. Le fiabe della tradizione utilizzano di solito personaggi fantastici come fate, orchi, streghe e giganti e presentano un mondo fatto di bene e di male, di buoni e di cattivi. In genere hanno un lieto fine.
Anche “le fiabe sul gender” (ricordo, un termine che non esiste e uso solo per semplificare lo sviluppo di questa riflessione) raccontano le gesta di personaggi fantastici e inesistenti (es.presunti formatori traumatizzanti e persuasori “omosessualizzanti” nocivi per la crescita sana dei minori); sono rivolte prevalentemente agli adulti, facendo leva, però, sul loro senso protettivo verso i più piccoli. Queste fiabe presentano ciò che è bene (ad esempio, le linee guida dell’OMS per l’educazione sessuale, che vedremo nello specifico a breve) come male e i “buoni” diventano “cattivi”. Le “fiabe sul gender” non hanno un lieto fine: portano al mantenimento di stereotipi culturali negativi e relative conseguenze,  al boicottaggio educativo,  e impediscono un’evoluzione verso una cultura del rispetto della variabilità umana.
Tornando agli “Standard per l’educazione sessuale in Europa” dell’OMS da poco citati, cerchiamo di capirne gli scopi principali. Secondo l’OMS l’educazione sessuale è vista sotto la prospettiva dei diritti umani: le persone hanno il diritto di conoscere la sessualità e il diritto all’autodeterminazione nelle questioni legate alla sessualità. Per questi motivi è importante che l’educazione sessuale abbia inizio in età precoce. Spesso quando pensiamo all’educazione sessuale, pensiamo erroneamente alla sessualità adulta e questo ci spaventa, ma uno dei principi cardine dell’educazione sessuale è che questa deve essere svolta sempre tenendo conto dello stadio di sviluppo fisico ed emotivo della persona. Quindi, con i bambini, ogni argomento verrà trattato nel modo più adeguato alla loro età. Ciascun argomento proposto dall’OMS nelle sue linee guida, verrà affrontato gradualmente e rivisitato e approfondito nel corso degli anni, tenendo conto di questo aspetto importante.
Ci sono dei grandi vantaggi nell’inizio precoce dell’educazione alla sessualità e all’affettività: i bambini e le bambine affrontano questi argomenti in modo spontaneo e semplice, quando sono piccoli, e se avranno già familiarità con essi troveranno minori difficoltà ad affrontarli al momento della pubertà, tappa evolutiva più complessa dal punto di vista psicologico e relazionale.
Il documento dell’OMS non è stato letto da molti, benché sia disponibile online e facilmente reperibile, primo perché si rivolge agli “addetti ai lavori” e di conseguenza utilizza un linguaggio tecnico e non divulgativo, e poi perché è molto lungo. Per questo motivo i genitori si sono perlopiù affidati alle spiegazioni riassuntive degli standard, trovate sul web o date durante eventi pubblici organizzati sul tema. La fonte delle informazioni è importante per determinare se quanto si legge o sente di un argomento è attendibile e realistico, ma non è sempre facile distinguere tra le varie spiegazioni che circolano online e offline.
Per questo, come sessuologa, occupandomi anche di educazione alla sessualità e all’affettività, sento il dovere di offrire un punto di vista scientifico a questa questione, per evitare confusione ed allarmismi e conseguente evitamento dell’esposizione dei minori a quello che è un importante percorso di apprendimento utile ad una crescita personale e relazionale sana.
Come sono strutturati gli Standard promossi dall’OMS? Nel documento sono presenti una serie di schede, divise per età. Poiché tali schede sono state spesso decontestualizzate, estrapolandone i contenuti e privandole dei titoli per poi utilizzarle a prova della loro assoluta “depravazione”, innanzitutto per comprenderle bene è necessario contestualizzare. Per farlo non bisogna trascurare il titolo di ogni colonna. Senza il titolo non possiamo capire i contenuti, e questi possono essere interpretati, appunto, in maniera fuorviante.