lunedì 24 novembre 2014

L'Innfamia si cancella sul palcoscenico- Avvenire 23/11/2014 #CEARPES #CooperativaLILIUM

L'Innfamia si cancella sul palcoscenico

#CEARPES #CooperativaLILIUM
Avvenire 23/11/2014

Nell'opera "Nove petali di loto" la storia della coop CEARPES di Chieti , distrutta da una bugia.





Avvenire 23/11/2014 Mallagiustizian. 2
L'infamia si cancella sul palcoscenico

La giustizia, alla fine, ha fatto il suo cor­so. Molto lentamente, ma lo ha fatto: i 32 imputati sono stati assolti confor‑
mala piena da tutte le accuse. Ma nessun sospiro di sollievo per qu este persone e le lo­ro famiglie: dopo nove lunghi anni, la loro vita è stata azzerata da un sistema giudizia­rio in cui accusa e sensazionalismo media­tico vanno a braccetto, complici la lentezza dei processi e le copie in più quando si evo­cano mostd e misteri e casi da risolvere.12 o - pera di cine-prosa "Novepetalidi loto" di Mi­loVallone e Luca Pompei, messa in scena in prima nazionale martedì scorso al Teatro Fontana di Milano e ora in giro per l'Italia, è liberamente ispirata al clamoroso caso di malagiustizia che ha travolto la cooperativa Cearpes di San Giovanni »affilo, in provin­cia di Chieti. All'epoca dei fatti, un vero e proprio centro di eccellenza nel centro -sud per l'accoglienza di minori cori gravi e gra­vissimi disagi socio-comportarnentali e psi­chiatrici, utenti in doppia diagnosi, e pro­blemi di dipendenze e psichiatrici. Una realtà che aveva un fatturato di oltre 5 mi­lioni di euro, 100 dipendenti, 50 ospiti in due complessi dotati di tutte le autorizza­zioni e numerose visite di personalità po­lltiche e istituzionali affascinate da un e­sempio di accoglienza e cura.
Ma il 2004 e il 2005, l'inizio della fine: pre­sunti casi di naaltrattamenti, fatti emergere ad arte da rappresentanti di realtà concor­renti di Cearpes (e quindi interessate a pren­deme il posto), hanno fatto scattare ripetu­te indaffini che, vessazione dopo vessazio­ne, articolo dopo articolo, hanno cliffusonel­l'opinione pubblica locale l'idea che quel‑
l'esempio virtuoso celasse, in realtà, una ca­sa degli orrori, a discapito di utenti indifesi e fragili. Nel frattempo, cento dipendenti li­cenziati (di cui alcuni tornati nel preceden - te stato di tossicodipendenza e tre morti per overdose), settantafamiglie sul lastrico, pro­prietà messe in vendita, ospiti della struttu­ra disloc ad in altre o abbandonati al loro de­stino, otto milioni di patrimonio perduto, e via dicendo. Eimbattibile "macchina del fango", ancora una volta, è andata pitl velo­ce di quella s orma cchios a, per non dire con­nivente, della giustizia italiana, che ha e­messo i suoi verdetti di assoluzione soia al­l'inizio di quest'anno.
Sulla scia della tradizione del "teatro civile", pensato per denunciare ingiustizie, anche "Nove petali di loto" nasce come meticolo­sa operazione-verità per provare ad affian­care all'assoluzione la dignità delle vittime di questa macchina del fango, ma anche per accendere i riflettori sulla schizofrenia, su come la sicura, sulle professionalità neces­sarie, e aprire un varco sulla malattia men­tale, un mondo che esiste ma che n on si vuo - le accettare perché ha sempre fatto paura. «I segni di un calvario giudiziario ed uma­no, pure con la completa assoluzione, ci so­no rimasti impressi sulla pelle — spiega Do­minique Quattrocchi, fondatore della coo­perativa Cearpes — e nessuno si è preso la briga di chiedere scusa. Ora che abbiamo ottenuto giustiziacrediamo di avereildovere di raccontare la nostra storia e di chiedere una completa riabilitazione dei nostri nomi, del nostro passato, del nostro lavoro». «Il fiore di loto — spiega Milo Vallone, au­tore e attore — è bellissimo ma la sua esi­stenza non è così facile. Quando inizia a germogliare, si trova sotto l'acqua sporca di laghi o piccoli stagni, circondato da fan­go e melma e tormentato da pesci e in­setti. Ma il flore di loto si fa forza e, cre­scendo, sale verso la superficie dell'acqua per emergere in tutta la sua bellezza. Que­sto spettacolo racconta una storia vera e triste di malagiustizia».

lunedì 17 novembre 2014

Nove petali di Loto” è un testo di fantasia, liberamente ispirato ad una storia vera della Soc. Coop. CEARPES .


La Compagnia della Memoria
presenta

Nove petali di Loto

è un testo
fantasia, liberamente ispirato ad una storia vera della Soc. Coop. CEARPES

Uno cine-spettacolo di Milo Vallone

Testo di Luca Pompei e Milo Vallone

Con

Milo Vallone

E con

Antonella De Collibus

Angelo Del Romano

Chiara Di Marco

Fabio Fusco


E con la partecipazione in video di

Simona Berardocco

Andrea Maria Costanzo

Pierfrancesco Leone

Michele Di Mauro

Bruno Monti

Elena Gkionoglou

Alice Pacini

Michela Manso

Valentina Valente

Federica De Rubeis


Regia di Milo Vallone

Assistente alla regia: Daniela De Rubeis
Musiche originali di Gianluigi Antonelli
Produzione video e post produzione a cura di: Acciaierie Sonore
Organizzazione e produzione esecutiva: Tam Tam Communications

Il progetto.


“Nove petali di Loto” è un testo di fantasia, liberamente ispirato ad una storia vera della Soc. Coop. CEARPES .
Lo spettacolo segue il progetto ideato e inaugurato alcuni anni fa da Milo Vallone e

definito CineprOsa. Questo progetto di realizzazione vede l’incontro e l’intreccio tra i linguaggi teatrali e quelli cinematografici, ne nasce così un vero e proprio
cine-spettacolo che vede un continuo rimbalzo narrativo tra palco e schermo.




Il titolo.


Il titolo evoca il numero di anni (o petali di vita) di cui la vicenda narrata si compone.
Il fiore di loto è un fiore bellissimo che si può ammirare ovunque perché presente in tutto il mondo, ma la sua esistenza non è così facile e piena di bellezza come si potrebbe immaginare.
A differenza di tutti gli altri fiori, infatti, quando il loto inizia a germogliare, si trova sotto l'acqua sporca di laghi o piccoli stagni, circondato da fango e melma e tormentato da pesci e insetti.
Nonostante queste condizioni, il fiore di loto si fa forza e, crescendo, sale verso la superficie dell’acqua. E’ ancora solo un gambo con alcune foglie e un piccolo baccello.
Col tempo lo stelo continua ad allungarsi e il baccello lentamente emerge dall’acquitrino. E’ allora che il loto comincia ad aprirsi, petalo dopo petalo, nell’aria pulita e nel sole. Il fiore di loto è pronto per appagare gli occhi di tutto il mondo.
Nonostante sia nato in acque torbide, scure, dove la speranza di una vita bella sembra lontana, il loto cresce, supera le avversità e, ironia della sorte, quella stessa acqua sporca che lo ha visto germogliare si pulisce man mano che esso emerge.
Quando il loto si apre, non una macchia di fango o sporcizia rimane esternamente. All’interno poi non vi è traccia dell’acqua di provenienza.


Note di regia


La trama dello spettacolo vede protagonista Roberto Occhipinti, un operatore sociale da anni attivo con crescente e meritata fortuna nel campo del recupero di minori disagiati. La PreCase, struttura che dirige, cresce sia in termini di efficacia nell’azione della sussistenza e del reinserimento sociale degli ospiti che nella relativa consistenza economica della cooperativa che gestisce il centro.
Le fortune però non passano mai inosservate e diventano fulcro attrattivo per vampiri e sciacalli che oggi senza alcuna forzatura, potremmo sintetizzare con l’ esplicativa locuzione di “poteri forti” che cercano di ritagliarsi un ruolo all’interno di queste esperienze, per usare, pian piano, le stesse iniziative come nuove piattaforme di certi

abusi di potere.
Occhipinti, mosso da sempre, da una reale e pura passione verso il suo mestiere e con l’entusiasmo e l’energia di chi ben sa della notevole possibilità di incidenza sociale che un lavoro così può rappresentare, dopo un’iniziale e doverosa accettazione istituzionale di collaborazione con sindacati e consorzi nazionali, si vede costretto a prendere le distanze da questi stessi enti poiché le loro ingerenze si facevano sempre più pressanti, insostenibili nonché minatorie verso la delicata e assolutamente necessaria qualità che il suo centro doveva offrire ai non fortunati ospiti.
Da qui inizieranno per il nostro protagonista, i suoi collaboratori e la PreCase tutta, una serie di atti di persecuzione giudiziaria che manderanno letteralmente in frantumi il mirabile lavoro fatto negli anni e l’eccellenza che, su tutto il territorio nazionale, questa esperienza rappresentava.
A nove anni dall’inizio dell’inchiesta, l’ultimo processo.
Anche per l’ultimo come per tutti gli altri (tanti) capi di imputazione, la magistratura si esprimerà con una sentenza inequivocabile:
Assoluzione. Poiché il fatto non sussiste”.
Alla fine della vicenda da noi raccontata, come il fiore di Loto Occhipinti, nuovamente trarrà forza dalle acque melmose nelle quali si è ritrovato a navigare, per ricominciare da capo.
Con la forza del bene generato in tanti anni di onesto e lodevole lavoro e con la fertilità di un dolore che mai riuscirà a dimenticare, il protagonista e i suoi collaboratori, sono pronti per ripartire poiché la dirompenza del bene la si può combattere, ma non arginare.


Milo Vallone

"Nove petali di Loto", Martedì 18 Novembre ore 21 Teatro Sala Fontana - Milano

 "Nove petali di Loto", Martedì 18 Novembre ore 21 Teatro Sala Fontana -

 
Riceviamo e pubblichiamo una recensione di Clara Giovanetti dello spettacolo "Nove petali di Loto", dopo l'anteprima nazionale di ieri tenutasi al Teatro Massimo di Pescara.





"Se noi fossimo degli storici e non lo siamo, degli opinionisti e non ci piace, dei narratori, dei cronisti, ma per certo non saremmo ascoltati, metteremmo agli annali dell’emblema di una Civiltà “Nove petali di Loto”; testo teatrale liberamente ispirato ad una storia vera.



 Il dramma è a dir poco magnifico oltre che sorprendente.
 La cifra è sempre la stessa, quella del maestro Milo Vallone, co-autore, regista ed interprete che con il suo sguardo e il suo sigillo sa creare opere “così”, come Nove petali di Loto che si avvia in narrazione dapprima dimessa e che poi, in sordina, scandalizza. Ed arriva. Eccome. Al cuore, agli occhi, alla coscienza, alle lacrime persino.
 Si rivela sul palcoscenico ogni sorta di stato d’animo ed icona umana in questo spettacolo, come quelle che Giotto ha effigiato nella Cappella degli Scrovegni dove campeggia, come una sorta di anatema, l’allegoria dell’Ingiustizia.
 E sul palco c’è la compostezza ferita dell’integerrimo Occhipinti, il grifagno atteggiamento di rapaci canaglie assetate di potere e bisogno di dominio umano e sociale, il dolore di genitori abbattuti e
 Mentre, su tutto, campeggia imperioso l’amore, ferito a morte, per ragazzi derelitti di sé stessi, pugnalato dalla mancanza di considerazione di destini corsi poi, fino incontro alla morte.
 Se parlassimo della superba recitazione di Vallone e degli altri bravissimi artisti cadremmo forse nella piaggeria, allora preferiamo parlare del ritmo narrativo, della tensione che fa a brani ogni noia e scontatezza, che rimanda dallo schermo al palcoscenico, dalla sottomissione all’interiore tuono di rabbia e tristezza di ogni cittadino e uomo percosso da malgoverno e malagiustizia.
 E come al solito Vallone non manca mai di suscitare l’akmé nelle sue opere. Quando esplode dal suo dialogo la parola “mafia”, che rimbomba nel teatro come uno schiaffo, si trasalisce come sempre di fronte alle sue rappresentazioni.
 Occhipinti espone il suo pensiero e convince chiunque dell’ovvio, che mafia non è un brand da luogo circoscritto. Mafia è un modo di pensare e di agire. Mafia è ciò che, ogni giorno, ovunque, tradisce la Giustizia.
 Il pubblico tace, molti i microstacchi in cui potrebbe inserire un applauso. Invece, esso, tace. Non si muove, sembra assente come nella quotidianità, come quando assiste ogni giorno alla onnipresente, storica, inestirpabile, cattiva amministrazione, ad ingiustizie e scempi mafiosi; come ogni Civiltà, vinta ed affranta, che attende la Provvidenza. Ed esattamente come nei Promessi Sposi, che Nove petali di Loto ricorda fortemente, Essa arriva.
 Don Rodrigo, i suoi bravi e tutto il malgoverno della dominazione borbonica e straniera ci sono. In questo “spettacolo” della nostra Civiltà. Ci sono anche Renzo e Lucia a guardarli bene, non già nei due ragazzi narranti, quanto in tutti quelli mai apparsi sulla scena, come nella realtà, ma sempre presenti perché promessi sposi al riscatto.
 Si, i personaggi manzoniani ci sono tutti così come trasale, vivo e vegeto sulla scena, Giotto con la sua levatura artistico-morale.
 E Arte, e Cinema, e Teatro, e Storia, e Letteratura, e Società (mortificata). L’elenco di quanto appare sul palco è molto, molto lungo.
 Si può solo vedere e rivedere quest’opera, ogni giorno, in ogni angolo d’Italia, a cogliere per intero il grido dei silenti.
 E alla fine il pubblico, la società, la Civiltà risponde.
 Un solo, rabbioso, fragoroso, applauso nella sala dà un manrovescio alla coscienza. E si vorrebbe portar via con sé Occhipinti e la sua compostezza, e chiunque abbia ideato, voluto, scritto, diretto, interpretato e promosso Nove petali di Loto.
Il titolo evoca il numero di anni occorsi per far Giustizia e il fiore di loto che germoglia sotto l'acqua sporca dello stagno a risalir poi la superficie e diventare bellissimo, come questo spettacolo, terribile come la vicenda che narra.
L’era del Loto, la chiosa del loto, la civiltà del loto. Ogni intestazione è adatta.
senza alternative, quello degli assistenti e del personale mandati totalmente sul lastrico.



Il titolo, la locandina, l’ideazione, il fascino, i richiami all’Arte ed allo strano davvero, e quanto mai calzante, paragone del loto, ben si prestano a diventare un capitolo di Storia da sottoporre ai posteri.
Questa la tragica, assurda, storia (vera) di Roberto Occhipinti, operatore sociale nel campo del recupero di minori disagiati, della struttura “PreCase” il cui assoluto successo diventa attrazione per vampiri e sciacalli dei “poteri forti” che causano una serie di atti di persecuzione giudiziari che manderanno in frantumi il mirabile lavoro fatto, fino alla distruzione totale.
 9 lunghissimi anni di processi, 32 imputati, 90 dipendenti, 50 ospiti andati alla malora, 5 milioni di fatturato, più di 100 genitori disperati.
 Tutti annullati. E alla fine, “assoluzione. Poiché il fatto non sussiste”.
 "Nove petali di Loto", che ha avuto proprio a Pescara il tragico, vero, teatro dei fatti, ha visto un'anteprima lo scorso 22 ottobre.
 Definito CineprOsa da Vallone (vede l’incontro e l’intreccio tra linguaggi teatrali e cinematografici in un cine-spettacolo con un continuo rimbalzo narrativo tra palco e schermo), debutterà a Milano in PRIMA NAZIONALE il prossimo 15 Novembre.
 Impossibile non volerlo rivedere."
 Spettacolo e regia di Milo Vallone.
 Testo di Milo Vallone e Luca Pompei.
 Musiche originali di Gianluigi Antonelli.
 Con Milo Vallone, Angelo Del Romano, Antonella De Collibus, Chiara Di Marco, Fabio Fusco.

Gli abusi infantili modificano l’espressione genetica.

Gli abusi infantili modificano l’espressione genetica.

Posted on 14 febbraio 2014 da  in Infanzia


Qualsiasi tipo di abuso causa traumi che possono portare a compromettere il resto della vita della vittima, ma a quanto pare il danno è diverso a seconda dell’età.
In uno studio sono stati confrontanti due gruppi di adulti con un PTSD (disturbo post-traumatico da stress), alcuni dei quali avevano subito violenze in età infantile e proprio in questo gruppo di soggetti è stato possibile riscontrare distinte e profonde differenze nei cambiamenti dell’attività dei geni.
In particolare, i soggetti con PTSD correlato ad abusi infantili hanno presentato maggiori cambiamenti nell’espressione dei geni collegati allo sviluppo del sistema nervoso e alla regolazione del sistema immunitario, mentre i soggetti con PTSD senza traumi infantili hanno presentato maggiori cambiamenti nell’attività dei geni collegati all’apoptosi (morte cellulare) e alla crescita.

Tali considerazioni aprono, a mio avviso, la porta a due importanti discussioni.
Innanzitutto la biologia potrebbe aiutare nel percorso psicodiagnostico, nel senso che di fronte ad un PTSD sarebbe più semplice capire se il trauma è avvenuto in età infantile o meno.
L’altra conseguenza di questi studi è l’ennesima prova dell’enorme danno che si causa al bambino vittima di abusi (come abbiamo detto poco sopra, viene compromesso lo sviluppo del sistema nervoso e il sistema immunitario).

Child Abuse Leaves Distinct Gene Activity Patterns

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La disortografia


La disortografia 

Disortografia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La disortografia è un disturbo specifico della scrittura che non rispetta regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto non imputabile alla mancanza di esperienza o a deficit motori o sensoriali. Alla disortografia si affianca spesso la disgrafia che è un disturbo del ritmo neuromotorio della scrittura (nulla a che fare con la calligrafia) non sempre dipendente da altri disturbi specifici grafemi o parti di parola (es. pote per ponte o camica per camicia), sostituzioni di grafemi (es. vacciaper facciaparde per parte), inversioni di grafemi (es. il per lispicologia per psicologia).
dell'apprendimento. I sintomi della disortografia possono essere omissioni di

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La disortografia è la difficoltà a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici; essa si presenta con errori sistematici che possono essere così distinti:
  • confusione tra fonemi simili:
Il soggetto confonde cioè i suoni alfabetici che si assomigliano, ad esempio F e VT e DB e PL e R, ecc.
  • Confusione tra grafemi simili:
In questo caso il soggetto ha difficoltà a riconoscere i segni alfabetici che presentano somiglianza nella forma, ad esempio: b e p;
  • Omissioni
È frequente che il soggetto tralasci alcune parti della parola, ad esempio la doppia consonante (pallapala); la vocale intermedia (fuoco-foco); la consonante intermedia (cartolina-catolina).
  • Inversioni
Questo tipo di errore riguarda le inversioni nella sequenza dei suoni all’interno della parole, ad esempio: sefamoro anziché semaforo.
La disortografia può derivare da una difficoltà di linguaggio, da scarse capacità di percezione visiva e
uditiva, da un'organizzazione spazio-temporale non ancora sufficientemente acquisita, da un processo lento nella simbolizzazione grafica. È un disturbo che si presenta quando dalla forma si passa al contenuto, quando c'è il problema della scrittura come mezzo di comunicazione, con la necessità di rispettare l'ortografia delle parole.

Abilità di base particolarmente compromesse[modifica | modifica sorgente]

  • Difficoltà di linguaggio
  • Scarse capacità di percezione e discriminazione visiva e uditiva
  • Organizzazione e integrazione spazio-temporale non ancora acquisita
  • Processo lento nella simbolizzazione grafica.
  • Dominanza laterale non adeguatamente acquisita

La Disgrafia


Disgrafia




Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La disgrafia è un disturbo specifico della scrittura nella riproduzione di segni alfabetici e numerici; può essere legata a un quadro di disprassia, può essere secondaria a una lateralizzazione incompleta, è c
aratterizzata dalla difficoltà a riprodurre segni alfabetici e numerici e infine riguarda esclusivamente il grafismo.
Emerge nel bambino quando la scrittura comincia la sua fase di personalizzazione, indicativamente (e solo genericamente) alla classe terza elementare. In genere il problema della scrittura disorganizzata viene sollevato dagli insegnanti elementari che lamentano la difficoltà di seguire il bambino nel suo disordine. Nelle due classi precedenti lo sforzo e il disordine sono in genere determinati dalla fatica dell'apprendimento, in terza elementare il gesto è abbastanza automatizzato da lasciar spazio alla spontaneità e, di conseguenza, all'evidenziazione della difficoltà.[senza fonte]

Evidenze tipiche[modifica | modifica sorgente]

La mano dei bambini disgrafici scorre con fatica sul piano di scrittura e l'impugnatura della penna è spesso scorretta. La capacità di utilizzare lo spazio a disposizione per scrivere è, solitamente, molto ridotta: il bambino non rispetta i margini del foglio, lascia spazi irregolari tra i grafemi e tra le parole, non segue la linea di scrittura e procede in “salita” o in “discesa” rispetto al rigo. La pressione della mano sul foglio non è adeguatamente regolata; talvolta è eccessivamente forte (per eccesso di tensione) e il segno lascia un'impronta marcata anche nelle pagine seguenti del quaderno, talvolta è debole e la grafia è svolazzante (scarsa tenuta psicofisica). Il tono muscolare è spesso irrigidito o, al contrario eccessivamente rilasciato. Sono inoltre frequenti le inversioni nella direzione del gesto, che si evidenziano sia nell’esecuzione dei singoli grafemi sia nella scrittura autonoma, che a volte procede da destra verso sinistra.
Il bambino disgrafico presenta difficoltà notevoli anche nella copia e nella produzione autonoma di figure geometriche (tende ad arrotondare gliangoli e a non chiudere le forme). Anche il livello di

sviluppo del disegno è spesso inadeguato all’età; la riproduzione di oggetti o la copia di immagini è molto generica e i particolari risultano poco presenti. Spesso il bambino soggetto a questa disfunzione inverte le cifre dei numero le lettere delle parole che legge.

La copia di parole e di frasi è scorretta; sono presenti inversioni nell'attività grafo-motoria ed errori dovuti a scarsa coordinazione oculo-manuale. La copia dalla lavagna è ancora più difficile, in quanto il bambino deve portare avanti più compiti contemporaneamente: distinzione della parola dallo sfondo, spostamento dello sguardo dalla lavagna al foglio, riproduzione dei grafemi.
Le dimensioni delle lettere non sono rispettate, la forma è irregolare, l'impostazione invertita, il gesto è scarsamente fluido, i legami tra le lettere risultano scorretti. Tutto ciò rende spesso la scrittura incomprensibile al bambino stesso, il quale non può quindi neanche individuare e correggere eventuali errori ortografici.
Anche il ritmo di scrittura risulta alterato; il bambino scrive con velocità eccessiva o con estrema lentezza, ma la sua mano esegue movimenti a “scatti”, senza armonia del gesto e con frequenti interruzioni: il movimento flessorio pronatorio/supinatorio della mano è disarmonico e influenza negativamente le inversioni del gesto (ad esempio nei risvolti e nei collegamenti) che perdono la naturale curvilineità. La velocità è alterata in entrambe le direzioni: la scrittura può farsi estremamente lenta (sintomo di enorme sforzo psicofisico) ma anche eccessivamente veloce (sintomo di una sovraeccitazione psiconervosa), le forme grafiche sono frammentate, le prassie scollegate tra loro, non sono rispettati gli equilibri della dimensione,
spesso sono come "ammaccate".
In sintesi, la disgrafia è un'anomalia del movimento corsivo e della condotta del tratto che si traduce in difficoltà di coordinamento, irregolarità delle spaziature, malformazioni e discordanze di ogni tipo associate a un tratto di pessima qualità.

Sviluppo della scrittura[modifica | modifica sorgente]

Nel descrivere l'elaborazione cerebrale che sta dietro alla scrittura sono state evidenziate due vie principali:
  • la via non-lessicale: dall'input auditivo si passa a un'analisi acustico-fonologica, quindi alla conversione fonologica/ortografica e al passaggio di questa nel taccuino visuospaziale con il relativo output scritto.
  • la via lessicale: dall'input auditivo si passa all'analisi acustico-fonologica, quindi al lessico fonologico di input. Non si è ancora stabilito se vi sia un passaggio per il lessico ortografico o si passi direttamente al lessico semantico, quindi al taccuino visuospaziale e all'output scritto.
Una tipologia di disgrafia può dipendere da un deficit nella via non-lessicale, che può essere evidenziata con un test di scrittura delle non-parole.

Eziologia e abilità coinvolte[modifica | modifica sorgente]

Le abilità di base coinvolte sono la coordinazione nel movimento, l'orientamento e l'organizzazione scorporeo, la memoria sequenziale, il linguaggio, il senso del ritmo (in genere immaturo), il processo disimbolizzazione (rallentato), la capacità di discriminazione suoni-segni. Può essere secondaria alla presenza di altri disturbi dell'apprendimento, ma non necessariamente è a essi correlata: si può essere disgrafici e non dislessici né disortografici.
pazio-temporale, la coordinazione oculo-manuale, la consapevolezza dello schema 
Le cause possono essere diverse: lesionali, turbe neurologiche minori (Disfunzioni Cerebrali Minime), deficit sensoriali, irregolarità dellalateralizzazione, errata postura, errata percezione e organizzazione spaziale, problemi motori trascurati, emotività. Può concorrere ovviamente l'errato uso dello strumento scrittorio, insieme con la progressiva rarefazione, o proprio la mancanza, di una didattica adeguata e attenta a queste tematiche; sempre meno si insegna ai bambini "come" scrivere e ancor meno vengono impostati programmi mirati e duraturi dipregrafismo nelle scuole materne. [senza fonte]
Non è stato ancora chiarito se si tratti specificamente di un disturbo modulare dell'apprendimento o se esso riguardi invece, in modo più ampio, i sistemi percettivo e/o cognitivo. Infatti, a differenza della dislessia, della discalculia e della disortografia (con la quale erroneamente è spesso identificata), la disgrafia coinvolge trasversalmente differenti competenze e può richiedere, oltre al trattamento specifico, anche un approccio terapeutico profondo.

Programmi di intervento[modifica | modifica sorgente]

Il programma di intervento proposto può essere suddiviso in due itinerari che devono essere portati avanti parallelamente:
  • itinerario relativo allo sviluppo delle competenze di base
  • itinerario specifico per la scrittura
Il primo itinerario è finalizzato alla riduzione delle lacune riscontrate nelle capacità di base; il secondo itinerario ha invece lo scopo di promuovere la conquista di capacità di scrittura più adeguate. I due percorsi sono in genere proposti parallelamente e con gradualità attraverso esercizi–gioco che richiedono lo sviluppo il potenziamento di singole competenze e attraverso esercizi–gioco che
richiedono lo sviluppo e il potenziamento di più competenze insieme, per evitare di rimandare nel tempo la conquista di capacità grafomotorie che possono gratificare il bambino, permettendogli di verificare che, anche a scuola, si iniziano a vedere risultati positivi.
Le competenze di base su cui è importante lavorare sono: percezione, organizzazione spazio–temporale, integrazione spazio–temporale (ritmo), conoscenza e rappresentazione dello schema corporeo, equilibrio e coordinazione, rilassamento, lateralità, coordinazione visuo–motoria e oculo-manuale.
L’itinerario specifico per la scrittura comprende attività relative a:
  • impostazione dei grafemi e scrittura in stampato maiuscolo
  • impostazione dei grafemi e scrittura in corsivo
Queste attività sono finalizzate alla riduzione delle difficoltà grafomotorie che interferiscono nella [1]che guidano sia alla corretta impostazione dei segni alfabetici sia al rispetto dello spazio grafico.
scrittura e alla graduale conquista di più adeguate competenze di comunicazione scritta. Nel corso delle attività di recupero può essere facilitante l’uso di quaderni colorati 
Alcuni studiosi ritengono potenzialmente utile presentare il bambino alla scuola elementare con un piccolo corredo di esami diagnostici a verifica della funzionalità sensoriale (vista-udito) di modo che il programma educativo possa tener conto di eventuali piccoli deficit che, se non conosciuti e riconosciuti e trattati, potrebbero condurre allo sviluppo di un disturbo più generale.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pratelli, M. Disgrafia e difficoltà grafo - motorieEdizioni Centro Studi Erickson, Trento.
  • Pratelli, M. Difficoltà di apprendimento e Dislessia, Edizioni Junior, Bergamo.
  • Cristofanelli P., Lena, S. (a cura di), Disgrafie. Esame, prevenzione, rieducazione, Urbino, Libreria G. Moretti; (2002)
  • Di Giuseppe R., Tarantino V., Le disgrafie in età evolutiva, Roma, Agorà; (1994)
  • Lena S., L'attività grafica in età evolutiva: esame, ricerche, prospettive, Urbino, Libreria G. Moretti; (1999)
  • Olivaux R., Education et reéducation graphique, Paris,P.U.F.; (1960)
  • Olivaux R., Pedagogie de l’écriture et graphothérapie, Paris, Masson; (1988)
  • Olivaux R., Disgrafie e rieducazione della scrittura, Ancona, AGI (1993)
  • a cura di Basagni C., "La disgrafia senza dislessia- Dalla diagnosi alla riabilitazione", Pisa,Del Cerro Editore (2007)
  • Alessandra Venturelli Il corsivo: una scrittura per la vita Mursia 2011 ISBN 9788842543138
  • Alessandra Venturelli Scrivere: L'abilità dimenticata Edizioni Mursia