lunedì 17 novembre 2014

La disortografia


La disortografia 

Disortografia

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La disortografia è un disturbo specifico della scrittura che non rispetta regole di trasformazione del linguaggio parlato in linguaggio scritto non imputabile alla mancanza di esperienza o a deficit motori o sensoriali. Alla disortografia si affianca spesso la disgrafia che è un disturbo del ritmo neuromotorio della scrittura (nulla a che fare con la calligrafia) non sempre dipendente da altri disturbi specifici grafemi o parti di parola (es. pote per ponte o camica per camicia), sostituzioni di grafemi (es. vacciaper facciaparde per parte), inversioni di grafemi (es. il per lispicologia per psicologia).
dell'apprendimento. I sintomi della disortografia possono essere omissioni di

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La disortografia è la difficoltà a tradurre correttamente i suoni che compongono le parole in simboli grafici; essa si presenta con errori sistematici che possono essere così distinti:
  • confusione tra fonemi simili:
Il soggetto confonde cioè i suoni alfabetici che si assomigliano, ad esempio F e VT e DB e PL e R, ecc.
  • Confusione tra grafemi simili:
In questo caso il soggetto ha difficoltà a riconoscere i segni alfabetici che presentano somiglianza nella forma, ad esempio: b e p;
  • Omissioni
È frequente che il soggetto tralasci alcune parti della parola, ad esempio la doppia consonante (pallapala); la vocale intermedia (fuoco-foco); la consonante intermedia (cartolina-catolina).
  • Inversioni
Questo tipo di errore riguarda le inversioni nella sequenza dei suoni all’interno della parole, ad esempio: sefamoro anziché semaforo.
La disortografia può derivare da una difficoltà di linguaggio, da scarse capacità di percezione visiva e
uditiva, da un'organizzazione spazio-temporale non ancora sufficientemente acquisita, da un processo lento nella simbolizzazione grafica. È un disturbo che si presenta quando dalla forma si passa al contenuto, quando c'è il problema della scrittura come mezzo di comunicazione, con la necessità di rispettare l'ortografia delle parole.

Abilità di base particolarmente compromesse[modifica | modifica sorgente]

  • Difficoltà di linguaggio
  • Scarse capacità di percezione e discriminazione visiva e uditiva
  • Organizzazione e integrazione spazio-temporale non ancora acquisita
  • Processo lento nella simbolizzazione grafica.
  • Dominanza laterale non adeguatamente acquisita

La Disgrafia


Disgrafia




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La disgrafia è un disturbo specifico della scrittura nella riproduzione di segni alfabetici e numerici; può essere legata a un quadro di disprassia, può essere secondaria a una lateralizzazione incompleta, è c
aratterizzata dalla difficoltà a riprodurre segni alfabetici e numerici e infine riguarda esclusivamente il grafismo.
Emerge nel bambino quando la scrittura comincia la sua fase di personalizzazione, indicativamente (e solo genericamente) alla classe terza elementare. In genere il problema della scrittura disorganizzata viene sollevato dagli insegnanti elementari che lamentano la difficoltà di seguire il bambino nel suo disordine. Nelle due classi precedenti lo sforzo e il disordine sono in genere determinati dalla fatica dell'apprendimento, in terza elementare il gesto è abbastanza automatizzato da lasciar spazio alla spontaneità e, di conseguenza, all'evidenziazione della difficoltà.[senza fonte]

Evidenze tipiche[modifica | modifica sorgente]

La mano dei bambini disgrafici scorre con fatica sul piano di scrittura e l'impugnatura della penna è spesso scorretta. La capacità di utilizzare lo spazio a disposizione per scrivere è, solitamente, molto ridotta: il bambino non rispetta i margini del foglio, lascia spazi irregolari tra i grafemi e tra le parole, non segue la linea di scrittura e procede in “salita” o in “discesa” rispetto al rigo. La pressione della mano sul foglio non è adeguatamente regolata; talvolta è eccessivamente forte (per eccesso di tensione) e il segno lascia un'impronta marcata anche nelle pagine seguenti del quaderno, talvolta è debole e la grafia è svolazzante (scarsa tenuta psicofisica). Il tono muscolare è spesso irrigidito o, al contrario eccessivamente rilasciato. Sono inoltre frequenti le inversioni nella direzione del gesto, che si evidenziano sia nell’esecuzione dei singoli grafemi sia nella scrittura autonoma, che a volte procede da destra verso sinistra.
Il bambino disgrafico presenta difficoltà notevoli anche nella copia e nella produzione autonoma di figure geometriche (tende ad arrotondare gliangoli e a non chiudere le forme). Anche il livello di

sviluppo del disegno è spesso inadeguato all’età; la riproduzione di oggetti o la copia di immagini è molto generica e i particolari risultano poco presenti. Spesso il bambino soggetto a questa disfunzione inverte le cifre dei numero le lettere delle parole che legge.

La copia di parole e di frasi è scorretta; sono presenti inversioni nell'attività grafo-motoria ed errori dovuti a scarsa coordinazione oculo-manuale. La copia dalla lavagna è ancora più difficile, in quanto il bambino deve portare avanti più compiti contemporaneamente: distinzione della parola dallo sfondo, spostamento dello sguardo dalla lavagna al foglio, riproduzione dei grafemi.
Le dimensioni delle lettere non sono rispettate, la forma è irregolare, l'impostazione invertita, il gesto è scarsamente fluido, i legami tra le lettere risultano scorretti. Tutto ciò rende spesso la scrittura incomprensibile al bambino stesso, il quale non può quindi neanche individuare e correggere eventuali errori ortografici.
Anche il ritmo di scrittura risulta alterato; il bambino scrive con velocità eccessiva o con estrema lentezza, ma la sua mano esegue movimenti a “scatti”, senza armonia del gesto e con frequenti interruzioni: il movimento flessorio pronatorio/supinatorio della mano è disarmonico e influenza negativamente le inversioni del gesto (ad esempio nei risvolti e nei collegamenti) che perdono la naturale curvilineità. La velocità è alterata in entrambe le direzioni: la scrittura può farsi estremamente lenta (sintomo di enorme sforzo psicofisico) ma anche eccessivamente veloce (sintomo di una sovraeccitazione psiconervosa), le forme grafiche sono frammentate, le prassie scollegate tra loro, non sono rispettati gli equilibri della dimensione,
spesso sono come "ammaccate".
In sintesi, la disgrafia è un'anomalia del movimento corsivo e della condotta del tratto che si traduce in difficoltà di coordinamento, irregolarità delle spaziature, malformazioni e discordanze di ogni tipo associate a un tratto di pessima qualità.

Sviluppo della scrittura[modifica | modifica sorgente]

Nel descrivere l'elaborazione cerebrale che sta dietro alla scrittura sono state evidenziate due vie principali:
  • la via non-lessicale: dall'input auditivo si passa a un'analisi acustico-fonologica, quindi alla conversione fonologica/ortografica e al passaggio di questa nel taccuino visuospaziale con il relativo output scritto.
  • la via lessicale: dall'input auditivo si passa all'analisi acustico-fonologica, quindi al lessico fonologico di input. Non si è ancora stabilito se vi sia un passaggio per il lessico ortografico o si passi direttamente al lessico semantico, quindi al taccuino visuospaziale e all'output scritto.
Una tipologia di disgrafia può dipendere da un deficit nella via non-lessicale, che può essere evidenziata con un test di scrittura delle non-parole.

Eziologia e abilità coinvolte[modifica | modifica sorgente]

Le abilità di base coinvolte sono la coordinazione nel movimento, l'orientamento e l'organizzazione scorporeo, la memoria sequenziale, il linguaggio, il senso del ritmo (in genere immaturo), il processo disimbolizzazione (rallentato), la capacità di discriminazione suoni-segni. Può essere secondaria alla presenza di altri disturbi dell'apprendimento, ma non necessariamente è a essi correlata: si può essere disgrafici e non dislessici né disortografici.
pazio-temporale, la coordinazione oculo-manuale, la consapevolezza dello schema 
Le cause possono essere diverse: lesionali, turbe neurologiche minori (Disfunzioni Cerebrali Minime), deficit sensoriali, irregolarità dellalateralizzazione, errata postura, errata percezione e organizzazione spaziale, problemi motori trascurati, emotività. Può concorrere ovviamente l'errato uso dello strumento scrittorio, insieme con la progressiva rarefazione, o proprio la mancanza, di una didattica adeguata e attenta a queste tematiche; sempre meno si insegna ai bambini "come" scrivere e ancor meno vengono impostati programmi mirati e duraturi dipregrafismo nelle scuole materne. [senza fonte]
Non è stato ancora chiarito se si tratti specificamente di un disturbo modulare dell'apprendimento o se esso riguardi invece, in modo più ampio, i sistemi percettivo e/o cognitivo. Infatti, a differenza della dislessia, della discalculia e della disortografia (con la quale erroneamente è spesso identificata), la disgrafia coinvolge trasversalmente differenti competenze e può richiedere, oltre al trattamento specifico, anche un approccio terapeutico profondo.

Programmi di intervento[modifica | modifica sorgente]

Il programma di intervento proposto può essere suddiviso in due itinerari che devono essere portati avanti parallelamente:
  • itinerario relativo allo sviluppo delle competenze di base
  • itinerario specifico per la scrittura
Il primo itinerario è finalizzato alla riduzione delle lacune riscontrate nelle capacità di base; il secondo itinerario ha invece lo scopo di promuovere la conquista di capacità di scrittura più adeguate. I due percorsi sono in genere proposti parallelamente e con gradualità attraverso esercizi–gioco che richiedono lo sviluppo il potenziamento di singole competenze e attraverso esercizi–gioco che
richiedono lo sviluppo e il potenziamento di più competenze insieme, per evitare di rimandare nel tempo la conquista di capacità grafomotorie che possono gratificare il bambino, permettendogli di verificare che, anche a scuola, si iniziano a vedere risultati positivi.
Le competenze di base su cui è importante lavorare sono: percezione, organizzazione spazio–temporale, integrazione spazio–temporale (ritmo), conoscenza e rappresentazione dello schema corporeo, equilibrio e coordinazione, rilassamento, lateralità, coordinazione visuo–motoria e oculo-manuale.
L’itinerario specifico per la scrittura comprende attività relative a:
  • impostazione dei grafemi e scrittura in stampato maiuscolo
  • impostazione dei grafemi e scrittura in corsivo
Queste attività sono finalizzate alla riduzione delle difficoltà grafomotorie che interferiscono nella [1]che guidano sia alla corretta impostazione dei segni alfabetici sia al rispetto dello spazio grafico.
scrittura e alla graduale conquista di più adeguate competenze di comunicazione scritta. Nel corso delle attività di recupero può essere facilitante l’uso di quaderni colorati 
Alcuni studiosi ritengono potenzialmente utile presentare il bambino alla scuola elementare con un piccolo corredo di esami diagnostici a verifica della funzionalità sensoriale (vista-udito) di modo che il programma educativo possa tener conto di eventuali piccoli deficit che, se non conosciuti e riconosciuti e trattati, potrebbero condurre allo sviluppo di un disturbo più generale.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pratelli, M. Disgrafia e difficoltà grafo - motorieEdizioni Centro Studi Erickson, Trento.
  • Pratelli, M. Difficoltà di apprendimento e Dislessia, Edizioni Junior, Bergamo.
  • Cristofanelli P., Lena, S. (a cura di), Disgrafie. Esame, prevenzione, rieducazione, Urbino, Libreria G. Moretti; (2002)
  • Di Giuseppe R., Tarantino V., Le disgrafie in età evolutiva, Roma, Agorà; (1994)
  • Lena S., L'attività grafica in età evolutiva: esame, ricerche, prospettive, Urbino, Libreria G. Moretti; (1999)
  • Olivaux R., Education et reéducation graphique, Paris,P.U.F.; (1960)
  • Olivaux R., Pedagogie de l’écriture et graphothérapie, Paris, Masson; (1988)
  • Olivaux R., Disgrafie e rieducazione della scrittura, Ancona, AGI (1993)
  • a cura di Basagni C., "La disgrafia senza dislessia- Dalla diagnosi alla riabilitazione", Pisa,Del Cerro Editore (2007)
  • Alessandra Venturelli Il corsivo: una scrittura per la vita Mursia 2011 ISBN 9788842543138
  • Alessandra Venturelli Scrivere: L'abilità dimenticata Edizioni Mursia

giovedì 13 novembre 2014

Invito: A teatro il calvario di un uomo ed una cooperativa assolti in 16 processi




Invito

A teatro il calvario

di un uomo ed una cooperativa assolti in 16 processi
Ingresso libero

Martedì 18 novembre a Milano la prima nazionale di “Nove petali di loto” 

Un’operazione-verità sul “Caso Cearpes”, vicenda emblematica della giustizia in Italia, un cortocircuito giudiziario-politico-mediatico che si è abbattuto su una coop sociale abruzzese

9 anni di processi per l’assoluzione con formula piena di 32 imputati da tutte le accuse. Nel frattempo Cearpes – che contava 90 dipendenti, 50 ospiti e 5 milioni di fatturato - è stata azzerata. Oltre 70 famiglie buttate sul lastrico dalla malagiustizia, la cattiva politica e l’eco dei media. A tutela di tutte le vittime nasce ora l’associazione Amici di Cearpes Onlus.

Il caso Cucchi, il processo agli accusatori di Saviano, la sentenza #grandirischi a L’Aquila…ma anche l’assoluzione delle 3 maestre di Pinerolo, gli scontri tra magistrati alla procura di Milano… la cronaca giudiziaria italiana offre quotidianamente la fotografia di un sistema ASSURDO, CHIUSO IN SE STESSO, incapace di assicurare la GIUSTIZIA, di autocorreggersi, di ottenere così la fiducia dei cittadini.

Martedì 18 novembre – presso il Teatro Sala Fontana - debutta in Prima Nazionale a Milano “Nove Petali di Loto”, l’opera di cine-prosa di Milo Vallone e Luca Pompei liberamente ispirata ad una vicenda minore (il “Caso Cearpes” in Abruzzo”) ma emblematica di tante storie italiane.

Dalla storia paradossale e kafkiana di Cearpes e del suo direttore Dominique Quattrocchi nasce uno spettacolo che affronta i temi scottanti del potere, della relazione con le istituzioni, la burocrazia…dei rapporti tortuosi tra chi agisce e chi gestisce. Il calvario umano, professionale e giudiziario di un uomo e dei suoi amici/soci  alle prese con un lavoro difficile (occuparsi di minori con problemi socio-comportamentali…), a contatto quotidianamente con la vera FOLLIA umana, la pazzia di ragazzi che vivono – soprattutto in Italia - in un autentico LIMBO, tra leggi che non esistono e strutture che non hanno l’adeguato sostegno della politica ma soprattutto della comunità civile.

Una pièce che si colloca nell’ambito della migliore tradizione del teatro civile italiano, per far conoscere un caso paradossale e accendere così i riflettori sulla SCHIZZOFRENIA, su come la si cura, sulle professionalità necessarie e sulle autorità chiamate a riconoscerle e a tutelarle. Un progetto culturale che intende perciò rappresentare un GRIDO, una DENUNCIA per aprire un varco su un mondo – la malattia mentale - che esiste e che non si vuole conoscere e/o accettare perché ha sempre fatto PAURA.

80 minuti, 6 attori in scena ed un progetto tra cinema e teatro che vede la firma dell’attore e regista Milo Vallone e di Luca Pompei.
«“Nove petali di Loto” è un testo di fantasia, liberamente ispirato ad una storia vera. Già nel titolo c’è la metafora che vogliamo raccontare: il fiore di loto è un fiore bellissimo ma la sua esistenza non è così facile. Quando inizia a germogliare, si trova sotto l'acqua sporca di laghi o piccoli stagni, circondato da fango e melma e tormentato da pesci e insetti. Ma il fiore di loto si fa forza e, crescendo, sale verso la superficie dell’acqua. Col tempo lo stelo continua ad allungarsi e il baccello lentamente emerge dall’acquitrino. E’ allora che il loto comincia ad aprirsi, petalo dopo petalo, nell’aria pulita e nel sole – spiega Milo Vallone regista, attore e coautore di questa pièce della memoria. –   Lo spettacolo segue il progetto CineprOsa, un modello di realizzazione che vede l’incontro e l’intreccio tra i linguaggi teatrali e quelli cinematografici, ne nasce così un vero e proprio cine-spettacolo che vede un continuo rimbalzo narrativo tra palco e schermo».

Un affresco drammatico, liberamente tratto da una vicenda che ha fatto scalpore e continua a farlo per l’evidenza di quegli elementi di malaffare, di superficialità e violenza che sono un emblema dell’Italia che prova a farcela ma sbatte contro il muro d’acciaio degli interessi dei pochi. La vicenda kafkiana di un uomo nel giusto schiacciato da un meccanismo capace di stritolare chi prova a mettersi di traverso, anche solo per difendere se stesso, il proprio lavoro, i principi in cui crede.

Dopo 9 anni ora si cerca di ristabilire una verità accertata sul piano giudiziario ma ancora lontana dall’essere abbracciata appieno da una comunità troppo spesso sviata e sconvolta da notizie parziali, sensazionalistiche e spesso prive di fondamento.

«La nostra struttura era un punto di riferimento in Italia per l’accoglienza di minori con gravi e gravissimi disagi socio-comportamentali. In pochi giorni siamo diventati degli orchi, un’ associazione a delinquere ed i segni di un calvario giudiziario ed umano durato 9 anni, pure con la completa assoluzione di tutti gli imputati, ci sono rimasti impressi sulla pelle. – spiega Dominique Quattrocchi, fondatore della cooperativa C.E.A.R.P.E.S.  – Nessuno si è preso la briga di chiedere scusa per un errore giudiziario che ha messo in ginocchio 70 famiglie per bene e aumentato a dismisura le difficoltà dei ragazzi nostri ospiti. Ed ora che abbiamo ottenuto giustizia crediamo di avere il dovere di raccontare la nostra storia e di chiedere una completa riabilitazione dei nostri nomi, del nostro passato, del nostro lavoro. Ancora una volta occorre poi sottolineare come, oltre a noi operatori, sono stati loro, i ragazzi, le vittime di una macchina del fango che ha spazzato via la struttura che li ospitava, li ha costretti a tornare al loro disagio, in circostanze percepite come ostili, creando loro ansia e fomentando la sensazione di inadeguatezza e insicurezza che li aveva condotti verso la necessita di un’assistenza».

Per la tutela delle vittime e per la difesa di chi ha messo nel suo lavoro ogni oncia della sua vita ed ha visto sgretolarsi ogni cosa nasce inoltre l’associazione Amici di CEARPES le cui finalità sono quelle della tutela di tutte le vittime: di quelle del disagio, tornando a proporre strumenti di sostegno socio sanitari di qualità ma anche di quelle della malagiustizia, a partire dalla cooperativa Cerapes fino a tutte le strutture colpite ingiustamente  da procedimenti giudiziari o campagne diffamatorie attraverso i media.
Riportiamo il titolo del Il Giornale di Domenica , 19/10/2014
La comunità salva le vite I processi inutili la uccidono
Centro di eccellenza, esce dalla Legacoop e iniziano i guai: 47 visite dei Nas e denunce finite nel nulla, ma l'attività ormai ha chiuso. E tre ex ospiti sono morti per droga
Per Maggiore informazione le inviamo in allegato Il pieghevole  della manifestazione e il nostro comunicato stampa. Inoltre Le indichiamo il link della notizia dato dal Fatto di Rete8 dell’Anteprima a Pescara  http://youtu.be/hdLYAcS8yZg e con la nostra news lettere che ripercorre i momenti drammatici vissuto dalla cooperativa  CEARPES con la introduzione del noto criminologo Francesco Bruno http://www.cooplilium.it/img/giornalino/numero%2018/onda18.pdf .

Milano, 11 novembre 2014


345.9375248



Informazione:
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Sede: via Verdi, 18 –
66020 San Giovanni Teatino (CH) Italia
Tel./fax Uffici +39 085.9431044
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